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Diario


16 maggio 2008

IL CORAGGIO DI DIALOGARE



Cari lettori, ormai sapete bene che ci facciamo in quattro per offrirvi sempre informazione pregiata, primizie di stagione, roba fresca e genuina e come spesso capita, direttamente dal produttore al consumatore, senza fastidiose intermediazioni. Un'altra firma di prestigio si unisce al nostro prezioso albo d'oro di collaboratori illustri che illustrano il nostro blog di cialtroni, dando lustro e lustrando tutto il template. Questa volta ospitiamo il principe dei riformisti del Pd, l'uomo che non ha paura di cantarne quattro a quei vecchi residuati bellici del giustizialismo di sinistra, l'uomo che ha fatto del giornalismo d'opinione una professione col papillon, signore e signori, direttamente dalle colonne di uno dei giornali più letti dagli addetti ai favori, con un mastondontico pezzo scritto in esclusiva per noi (anche se alla fine si lascia un po' andare, ma in fondo le emozioni sono emozioni) ecco a voi il direttore del Riformista, Antonio Polito. Grazie Antonio per l'onore concessoci.


IL CORAGGIO DEL DIALOGO

dI Antonio Polito

Accetto volentieri l'invito di questo blog a scrivere un pezzo che altrimenti avrei scritto per il quotidiano che dirigo, il Riformista. Ma mi sono fatto due conti: questo blog lo leggono mediamente trenta persone al giorno, il mio quotidiano una decina, per cui ho pensato che questa volta il mio pezzo lo avrebbe letto la quantità record di quaranta persone, per cui eccomi qua.

Come d'accordo scrivo un pezzo sul cattivo giornalismo e sui rapporti di questo con la politica del dialogo per le riforme, sempre più necessarie in questo paese. Come sapete, cari lettori, noi da sempre siamo su posizioni lontane da un certo manicheismo giornalistico che si crede in diritto di fare le pulci a questo a quel politico, e questo non mi piace, e quello è stato condannato, e quell'altro è indagato, e quell'altro ancora ruba la pensione alla vecchietta fuori dall'ufficio postale e perfino quello, si quello lì, che grazie alla politica, addirittura, si farebbe le leggi che gli convengono, come se fosse possibile farlo davvero in un paese realmente democratico e fortemente civile come il nostro.

Diciamolo chiaramente, parafransando un'involontaria frase felice che fu pronunciata da un regista di film di fantascienza: con questi giornalisti (faccio i nomi, io, non ho paura di nessuno: parlo di Santoro e Travaglio e di tutta quella combriccola di guastatori, da Micromega a Pardi, dall'Unità a certa Rai tre senza dimenticare Di Pietro) dicevo, con questi giornalisti non vinceremo mai. E infatti correttamente, un lungimirante Veltroni, da noi ben consigliato, si è ben guardato durante la campagna elettorale dal demonizzare l'avversario come quegli squallidi re del gossip giudiziario avrebbero invece voluto. Veltroni giustamente non l'ha fatto, anzi, si è comportato come un gentiluomo, avanti, prego, si accomodi, come va, saluti alla signora col risultato che le elezioni le ha perse lo stesso.

Che lezione allora, si può trarre da ciò? Qualcuno, figuriamoci, ha detto che non capiamo una mazza e che la colpa e nostra. Permettemi un triste sorriso di compatimento per questa patetica gente. Le cose stanno diversamente: noi non abbiamo dubbi, Veltroni ha sbagliato perché è stato troppo morbido, signorile, un po' damerino se vogliamo dirla tutta, si è comportato come un gentleman inglese quando avrebbe dovuto fare un po' il contadino ignorante e spiccio, invece così ha dato la sensazione che il PD non fosse un partito vero, serio, deciso, netto, intransigente e quando ci vuole (e sappiamo che spesso ci vuole) brutale. Un partito come Forza italia, ad esempio, che quando serve non gliene frega niente del galateo e va giù come un maglio, fotte un cazzo a me.

Ecco, veltroni ha peccato di eccessivo buonismo. Se in campagna elettorale, ad esempio, avesse preso quella combriccola giustizialista lì, e li avesse prima fatti cacciare dalla Rai, gli avesse fatto chiudere i giornali dove scrivono, se gli avesse fatto mandare la guardia di finanza a casa, la polizia sotto casa, i carabinieri a controllare i loro spostamenti, i servizi segreti a intercettare le telefonate ai cellulari, se gli avesse fatto staccare luce, gas e internet, se gli avesse fatto sequestrare i conti correnti in banca, come noi pure gli avevamo consigliato, le cose sarebbero andate molto diversamente, la gente avrebbe capito che aveva a che fare con un partito serio, deciso e cinicamente brutale che non si fa mettere alla berlina da una ventina di imbecilli e adesso molto probabilmente staremmo a commentare un'altra situazione politica, un'altra maggioranza e probabilmente io, per dirne una, starei al governo in quota giornalista di prestigio e non costretto a tornare a dirigere un quotidiano che leggono in dieci (e siamo sette in redazione).

Ma sarebbe sbagliato, adesso che la frittata è fatta, arrendersi e abbandonarsi allo sconforto e soprattutto darla vinta a quei cialtroni giustizialisti, a quei Roberto D'Agostino delle cancellerie dei tribunali, quei Wanna marchi delle sale d'attesa per gli interrogatori in procura, a quelle Silvana Giacobini delle sale d'ascolto delle intercettazioni dei tribunali che vorrebbero un giornalismo, pensateci per un attimo a quale tragedia sarebbe, indipendente dalla politica e anzi pregiudizialmente avversa ad essa. Un'Italia in cui un giornalista non si attovaglia felicemente con i politici al ristorante del Senato (guardate che si mangia divinamente, ve lo posso assicurare), una politica che non nomina gente come me chessò, a dirigere una Rai, un authority di qualcosa, uno di quegli enti dove non fai un cazzo ma guadagni come l'imperatore del Giappone.

E' davvero questa l'Italia che si vuole? Un'Italia in cui non si possono fare vacanze assieme, segnalare i nostri cari in posti di responsabilità retribuiti benissimo, alzare il telefono e parlare con chi di dovere per sveltire questa o quella pratica, un'Italia di gente impotente, come se fossimo plebe, persone senza importanza, comunissime vacche da condurre al pascolo e pazienza se l'erba è inquinata dalla diossina della monezza di Napoli. Ma stiamo scherzando? Noi ci opponiamo e ci opporremo con tutte le nostre forze contro una corrente di pensiero che vuole far regredire l'italia ai tempi della preistoria, quando non esistevano i viaggi premio, i gettoni di presenza e le telefonate affettuose.

Per questo, il dialogo con Berlusconi è importante, importantissimo, si deve assolutamente dialogare per fare in modo che maggioranza e opposizione si spartiscano, onestamente ed equamente, alla luce del sole e secondo precisi rapporti di forza, tutti i posti disponibili, poltronissime, poltrone, sedie, sedioline e strapuntini, fino all'ultimo scalino dell'ultimo ente di periferia, come dovrebbe essere in una democrazia che si dice moderna e avanzata. E non può essere tollerabile che qualcuno si alzi e punti il ditino accusatore raccontando presunti retroscena e denunciando presuntissimi accordi sotto banco e strane società per pilotare appalti, altrimenti è chiaro che tutto il castello se ne va in vacca, e si torna dritti all'età della pietra, abbiate pazienza.

Non tutto è ancora perduto, comunque: anzi, siamo ampiamente in tempo per allacciare un proficuo dialogo, e Berlusconi che ha capito perfettamente dove vogliamo andare a parare ed è contentissimo di questa scelta, sta lì disponibile e pronto ad accoglierci in grembo, con un sorriso di quattrocento metri quadri a ventiquattro carati. Però, attenzione, il cavaliere non è cretino, aspetta da noi, e presto, un preciso segnale di affidabilità. E questo segnale lo conosciamo tutti quale deve essere: dobbiamo liberarci una volta per tutte da questa zavorra moralista, giustizialista, rompicoglionista, spaccacapelli e rompicazzo, mettendola in condizione di non nuocere ulteriormente.

Non saremo mai credibili come forza d'opposizione se questa gente continua a ficcare il naso nelle inchieste dei magistrati e a sparare i risultati in quelle fumerie d'oppio il giovedì sera su Raidue, in prima serata, dove prima ti fanno cortesemente accomodare, ti danno un bicchiere d'acqua fresco e per tre ore ti inseriscono un siluro di tre metri senza vaselina, pretendendo poi che si rida alle belle vignette di Vauro! Provateci voi a ridere con una trave nel retrobottega! Il giochetto deve finire, noi si deve esser liberi di fare opposizione costruttiva per il paese. Abbiamo un'idea, che ci permettiamo di rivolgere al capo del governo ombra e dell'opposizione: la misura è colma, si abbia il coraggio di farla finita una volta per tutte e di osare per l'avvento del dialogo. Come? Ve lo dico io. E' ora di mettere l'intera combriccola sotto doppio controllo segreto.

Non ve la sentite? Ma che vi succede? Cosa è capitato ai riformisti che conoscevo, eh? Dov'è il vecchioi spirito? "Abbiamo paura di seguirti, Polito, potremmo finire nei guai"...Be' lasciate che vi dica una cosa. Non è finita!. E' forse finita quando i leghisti hanno bombardato di monnezza Napoli? Col cazzo che è finita! E qui non finisce. Per quanto mi riguarda se lo possono andare a prendere nel culo. Io no! Santoro? Morto! Travaglio? Morto! Di Pietro? Morto! Il Tgtreeeeeeeeee! Morto! Chi è con me? Avanti, all'attacco! AhaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhH!!!!!!!!!!!!!

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